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mercoledì 26 aprile 2017
The end
Ho lasciato trascorrere qualche settimana per concludere questo capitolo. Perchè di capitolo si tratta e non potrebbe essere diversamente. Dal 2 aprile sono ritornato a "casa", a Cuneo. Ho ritrovato tutto come lo avevo lasciato. La mia famiglia, il mio appartamento, il mio cane, gli amici, i colleghi, la mia città e il mio paese. A volte, in viaggio, pensavo a cosa avrei rivisto al mio rientro. Quasi pensassi ad uno scenario post-guerra nucleare. Ma sapevo benissimo che questi 300 giorni sarebbero passati solo per me, in fondo. Ed il perchè mi è ben chiaro. Non è nient'altro che la teoria della relatività. Da punti diversi si percepisce un diverso scorrere del tempo (semplificando, mi raccomando, Einstein). Certo, sono di nuovo nella mia provincia. Ed allora qualche rotonda e qualche strada nuova sono spuntate, siamo famosi per questo noi cuneesi, ma a parte ciò è cambiata solamente la mia prospettiva. La mia percezione di osservare le cose. E cosa c'è di più importante del come riusciamo a rapportarci con ciò che ci circonda? Prendermi del tempo per guardare il tramonto dal mio balcone sulle Alpi ancora innevate. Era sempre stato lì, è sempre lì, tutte le sere, quasi sempre alla stessa ora. Basta guardare. Ma già che di cambiamento sto parlando ci tengo a fare una precisazione. Assolutamente non sono cambiato in nulla. Non sono neanche partito per "cambiare". Sarebbe stato un paradosso. Non sarei salito su quell'aereo in direzione Ecuador non fossi stato quello che sono. Perchè cambiare allora? Forse mi sono arricchito, forse mi sono confermato. La vita è fatta di piccole deviazioni che portano in una direzione ben precisa, ma anche quelle vecchie, che a fatica ricordiamo, sono tutti sentieri presi perchè li dovevamo prendere per forza. L'importante è andare avanti su questa strada. E poi, per dirla tutta, se parti "pirla" non torni che sei Terzani.
Ora, già che questo è l'ultimo post di questo blog in attesa del prossimo sito che aprirà tra un po di tempo, volevo condividere ciò che sono stati questi mesi di viaggio per me e per voi che mi avete seguito. Otto paesi vissuti più il nono, il Brasile, di passaggio. Più di 32000 km via terra. Quasi 2750 km a piedi. 13 frontiere attraversate. Pullman, "collectivos", bus urbani, bus extra-urbani, moto, scooter, tuc-tuc, battelli, navi, barche a remi, "lancia" a motore, canoe, auto, fuoristrada, jeep, taxi, uber, aerei, aerei biposto, treni, metro, cabine teleferiche ed anche un po di buon sano autostop sudamericano. 2 zaini diventati la mia casa. 3 cappelli e 3 paia di scarpe. Ho dormito in ostelli, amache, camping, tende, couchsurfing, alberghi, terminal di autobus e 30 notti passate su vari mezzi. Sempre e solo una schiena. Un giorno di febbre ed un solo episodio di furto. 2 delle 7 meraviglie del mondo moderno, Machu Picchu e il Cristo Redentor di Rio de Janeiro. 1 delle 7 meraviglie del mondo naturale, Iguazu. Ho avuto la fortuna di attraversare o anche solo osservare deserti, vulcani, la totalità delle Ande, foreste, ghiacciai, la giungla, 2 Oceani, spiagge, il Mar dei Caraibi, grandi metropoli e lande desolate, rovine Inca e pre-incaiche, laghi e lagune, valli incantate, cascate imponenti, parchi naturali e biosfere, fiumi, una serie infinita di Patrimoni dell'Unesco e due delle strade più leggendarie al mondo, la Panamericana e la Ruta 40. Ho affrontato 23 trekking raggiungendo 9 vette tra i 3000 e i 5000 metri di altitudine. Ho incontrato gente da ogni parte del globo, amici ed amiche che hanno arricchito quest'esperienza. Ho riscoperto che l'amore è pura passione da bruciare e ricercare negli occhi sognanti di una ragazza incontrata per caso. Ho apprezzato la cultura Quechua, Aymara e Guaranì tra la miriade di etnie che popolano queste terre antiche. Ho capito che la musica, la meditazione e la lettura sono fondamentali per migliorare la qualità della vita. Ho capito che il tempo è tutto.
L'esperienza migliore potessi regalare alla mia vita.
Ed ora "always chase your dream" si ritira per diventare una parte del nuovo blog, qualche mese di pausa in cui tornerò alla vecchia vita, ma in cui mi dedicherò anche a portare avanti questa nuova, di vita. In attesa della prossima meta perchè, se vi ricordate bene cosa scrissi nel primo post di presentazione ... "L'importante è che a ogni ritorno io pensassi sempre ad una nuova partenza."
domenica 8 gennaio 2017
Un vecchio saggio una volta disse ..
Questo è un post un po' diverso dai soliti resoconti di viaggio. Come avevo anticipato nell'ultimo mi sono preso una pausa. Potrei ugualmente raccontarvi di sveglie all'alba per ammirare il sole sorgere sull'oceano, dei cieli illuminati dalla Via Lattea nelle notti buie orfane di luna, di lunghe passeggiate sulla sabbia dorata che corre tra La Paloma e Capo Polonio con in mezzo il bellissimo villaggio di La Pedrera, la mia casa in queste due settimane di festa.
Qualcuno mi ha chiesto - Ma che diavolo ci fai in Uruguay in questo periodo? Tra le spiagge del Brasile e la "fiesta" in Argentina proprio lì sei finito? -
C'è un motivo ben preciso che mi ha portato in questo posto non così usuale.
Questo viaggio è un'esaltazione del tempo, del mio tempo, della mia felicità. C'è un signore non così conosciuto che ha scritto libri, ha tenuto discorsi memorabili alle Nazioni Unite, ha passato gran parte della sua vita combattendo contro le dittature militari e non che hanno dilaniato il suo paese, ha conosciuto la prigione, la tortura, l'isolamento e le umiliazioni più tremende che l'uomo possa immaginare per un suo simile. Sì, un rivoluzionario. Comunista fino al midollo. Nel 2010 è diventato presidente per due mandati consecutivi. È venuto a patti tra le sue idee utopiche e la realtà politica. Si chiama Pepe Mujica. Qualcuno forse lo conosce come il presidente più povero al mondo. Ha sempre rinunciato ai suoi privilegi da politico in quanto la sua attività di agricoltore gli basta e avanza per vivere in modo dignitoso. Un esempio per il suo popolo. Un sasso buttato in un mare di ipocrisia e parole inutili, ma, come le piccole onde che si creano dopo che il sasso infrange la superficie dell'acqua, le sue idee a poco poco si stanno spargendo per il mondo. Basta lasciarle scorrere.
La lessi in un suo libro o la sentii in uno dei video che si trovano facilmente su YouTube, ora non ricordo, ma è una frase che sento e risento fin da quando sono partito in Ecuador - Viviamo in un "mondo malato"-
Niente di catastrofico intendiamoci. Quasi sempre ad una malattia corrisponde una cura. Anche Juan, il gestore dell'ostello dove mi trovo ora, quasi lo urla una sera in cui si parla un po' del tutto tra i viaggiatori che condividono il tavolo della cena. Una cura che si traduce in idee di semplicità e felicità di vivere.
Mujica non ha mai imposto niente al suo popolo, ha solo dato l'esempio. La felicità è soggettiva. A volte serve per coltivare le rose più profumate del villaggio, a volte per costruire l'ostello piu colorato della spiaggia ed altre ancora per vedere più posti possibili sul nostro fantastico pianeta. Ha preferito lasciare più libertà ai suoi concittadini, pur non condividendo certe scelte, come il consumo di marihuana, regolandolo contro il traffico di droga che, qua in Sud America, è più forte di qualsiasi associazione governativa.
Intendiamoci, l'Uruguay non è un Eldorado. I problemi ci sono come in tutti paesi del mondo, soprattutto per una piccola realtà povera di materie prime in un periodo di crisi economica. Ma il 60% del popolo continua a seguire il suo leader anche al termine del suo mandato, evidentemente, vuol dire che qualcosa di buono è stato costruito.
Ho viaggiato 7 mesi per modificare a poco a poco le mie abitudini cercando, a mio modo, di perseguire queste idee di maggiore sobrietà. L'asticella dell'ambizione non è parallela a quella della sete di ricchezza. Odio le frasi fatte ed uso raramente citazioni, ma è proprio vero che è nelle piccole cose che si completa la nostra felicità. Capito ora perché sono in Uruguay proprio in questo periodo?
Ed ecco che passa prima il Natale, anzi, prima la cena della vigilia perché per gli uruguaiani è il momento più importante, poi Capodanno. Conosco Julieta e Nico dall'Argentina, Sandra dalla Colombia che aiutano Juan a gestire la struttura che ricorda un tendone da circo abbandonato direttamente sulla spiaggia. Anche Mara di Pisa con il compagno Oscar di Maiorca. Poi Daniel, architetto di Cordoba, Paola e Pablo di Rosario e Jimena di Buenos Aires. Sembra che ricerchiamo redenzione in questo pseudo ritrovo di anime vagabonde. Alterniamo momenti di festa con ore passate a godere del rumore delle onde e del calore del sole.
Un viaggiatore è uno strano prototipo di individuo in una produzione di massa creata a stampo da chissà quale antico modello. Non so se ne faccio già parte o, in fondo, se da sempre ne ho fatto parte senza saperlo. Intanto ho la certezza che questa esperienza, ispirata in parte dalle parole di Mujica, mi abbia indirizzato verso un qualcosa. Anche quando arriverà l'ora del biglietto di ritorno non significherà la fine del viaggio. La strada presenta soste, muta nel tempo, ma prosegue all'infinito.
domenica 18 dicembre 2016
Arrivederci Patagonia
Quando ho pensato di scrivere questo post non nascondo che un di paura si sia impossessata della mia mano. Ripensando ai vari posti attraversati in questi mesi mi sono reso conto che mai, o quasi mai, mi sono rivolto con un tono critico. Ho sempre preferito esaltare il bello, come giusto che sia, dimenticandomi a volte dei problemi o dei contrasti a volte riscontarti. Ora però è diverso. Qua in Patagonia sono stato veramente combattuto tra l'indiscussa bellezza dei suoi paesaggi e la difficoltà del raggiungerli mista ad una certa ipocrisia trovata nei suoi nuovi colonizzatori. Perché è proprio da qua che voglio partire. Questa terra, magnificamente desolata, è stata completamente strappata via dai suoi nativi abitanti. È una cosa comune in Sud America. Oggi paesi come Perù e Bolivia stanno attuando una nuova politica di rivalutazione di quella che è stata la loro reale storia, con tutti i pro e i contro. Ma qua, almeno per quanto ho visto io, il nulla più assoluto. Che i terreni siano stati svenduti dai governi argentini e cileni ai migliori offerenti credo sia un dato di fatto. Qua ci sono risorse di gas e petrolio, c'è la forza del vento e dei fiumi da trasformare in energia, c'è uno dei bacini d'acqua dolce più grandi al mondo e c'è un mare da sfruttare per pesca, turismo e commercio. Io non credo sia tutto male, se fosse tutto controllato e regolarizzato ci sarebbe solo da guadagnarci. Ma il problema è propio questo. La Patagonia è stata deliberatamente trattata come la peggiore delle prostitute e a guadagnarci non sono stati i paesi di Cile o Argentina, né tantomeno gli abitanti discendenti dei pionieri che conquistarono queste terre strappandole per primi alle tribù nomadi di queste lande. Sono solo i nuovi usurpatori ad incassare le ricchezze della zona. E senza dare nulla in cambio. Anzi. Da Bariloche fino a Usuhaia sembra ci sia stato un copia-incolla generale e un desiderio non troppo celato di importare una cultura che con la storia della regione non ha proprio niente a cui vedere. Posti bellissimi ci mancherebbe, ma la sensazione camminando per le strade delle varie città aleggia un alone di finzione che, almeno al sottoscritto, provoca disagio. Sapevo che non avrei più trovato quell'atmosfera quasi lugubre e disperata, ma al tempo stesso autentica dei racconti di Chatwin o Sepulveda però non ero pronto a vedere solo negozi di cioccolato, alberghi di lusso, ristoranti di granchi e negozi di Salomon e NorthFace. Ovviamente tutto è legato alle esperienze fatte e solo a Puerto Natales ho ritrovato un po' di squallida atmosfera di santi bevitori di mate e orgogliosi incalliti raconta frottole. Ammetto di aver attraversato solamente le città principali, magari nei villaggi più piccoli avrei trovato qualcosa di più familiare, ma vabbè è andata così. Riflettendo meglio sono convinto che questa terra non è che mi abbia deluso, ci mancherebbe, semplicemente è una terra, come la sua storia insegna, che va conquistata. E quando viaggi nel modo in cui io sto viaggiando ogni tappa deve essere ,appunto, "conquistata". Io qua, lo ammetto, non ce l'ho fatta. Potrei dare la colpa ai costi elevati, ma se c'è una cosa che ho imparato in questi mesi è che c'è sempre una soluzione per risparmiare. Potrei dire che sia un posto più da ricchi pensionati e famiglie in gita che da viaggiatori indipendenti, ma forse ciò vorrebbe dire sminuire uno dei luoghi incredibili del pianeta. Come dicevo prima però, con la testa china, ho faticato di più per ritrovare le vere emozioni in questi paesaggi. Ho dovuto spostarmi col paraocchi per proseguire fino alla mia meta. Tanta stima per chi, tra autostop, campeggi improvvisati e sistemazioni di fortuna, sia riuscito a percorrere la Ruta 3 nel modo più romantico e genuino che si possa fare. Io, anche un po' per stanchezza e pigrizia, sono arrivato con poche energie. Ma con un po' di buona e sana arroganza, avendo viaggiato in altri paesi, posso affermare che, in una ipotetica e personale classifica, alla Patagonia venga dedicato un "da rivalutare in futuro". Certo, la maestosità del Perito Moreno e l'impatto visivo del cerro Torres del Paine rimarranno immagini indelebili e grandiose del mio percorso, ma un po' di rammarico per non avere integrato ad esse un'esperienza indimenticabile mi lascia un po' di amaro in bocca. Una cosa è certa però, lasciando Usuhaia con il bus diretto a Buenos Aires nella mia testa risuonava una sola parola. "Arrivederci"
sabato 17 dicembre 2016
Fin del mundo
Sono passati esattamente 168 giorni da quando arrivai all'aeroporto Mariscal Sucre di Quito. A volte quando sono assorto nei miei pensieri camminando per chissà dove mi piace ricordare i miei primi giorni. Del perché ero partito. Di come ero partito. Di quello che la mia vita era prima e di come, invece, la stessa è ora. Perché forse c'è una sola verità in fondo, tutto il resto è solamente uno splendido sfondo di incertezza e nuovi obiettivi. La verità è che questo periodo è una di quelle linee temporali che non tutti possono vantare di tracciare nella loro vita, una linea ben marcata che separa un prima da un dopo, un passato da un futuro. Ora sto ancora vivendo in questo limbo temporale e l'imperativo è quello di goderne fino all'ultimo istante. Oggi, appunto, ho raggiunto un'ideale primo traguardo. Sicuramente meno importante come bellezza di paesaggi o interesse storico e culturale, ma fondamentale per geografia e, soprattutto, come Stella Polare, anzi Croce del Sud visto che da qualche mese sono nell'emisfero australe, ad indicarmi la strada. Ho lottato qualche minuto con vento e orde di pullman cino-giappo-coreani. Ho scattato anch'io la fatidica foto al cartello con su scritto "Usuhaia - Fin del mundo" ed ho aspettato. Un raggio dal cielo ad illuminare il palcoscenico, persone sconosciute a stringermi la mano ed ha congratularsi col sottoscritto, qualche bottiglia di champagne sciabolata verso il mare, ma anche solo semplicemente la più triste delle trombette usate a capodanno con qualche coriandolo. Nulla di tutto ciò. Ero in compagnia di me stesso. E ciò mi bastava. Ero felice come poche altre volte nella mia vita. Felice ed orgoglioso di quello che sono riuscito a fare in quest... anzi no. Felice di aver capito semplicemente che la vita è più bella quando è vissuta. Quando imposti il tuo tempo per raggiungere quello che realmente desideri. Questa è la mia vittoria. Non c'è mai un solo obiettivo. Quando pensi di averlo raggiunto ce ne sarà sempre un altro. Poi un altro ancora. Il vero intento, che tutti dovrebbero imporsi, è quello di raggiungere uno stato finale di felicità. Ognuno a suo modo. Con semplicità di intenti, con la giusta ambizione e con il tempo necessario per questo processo. Io per arrivare a questa ovvia conclusione di esistenza ho dovuto staccare con tutto quello che ero io prima del 6 giugno. Lo rifarei altre mille volte. Posso aver detto che partivo in cerca di risposte. Ora ho capito che son partito in cerca di altre domande. Ho percorso le mitiche strade della Panamericana fino a Chiloe e qua ho concluso anche la Ruta 3 raggiungendo la fine del parco nazionale di Usuhaia. Non potevo perdermi anche questo simbolo. Ho conosciuto tante persone, a volte disperati sognatori altre combattenti nella vita quotidiana, talvolta condividendo giorni di viaggio ed altre solo qualche minuto, ho visto luoghi incredibili che i miei occhi non smetteranno mai di ringraziarmi, ho migliorato l'inglese e lo spagnolo sentendomi sempre di più parte di questo splendido mondo, ma, infondo, ho passato la maggior parte del tempo in compagnia di me stesso. Pensare, riflettere, conoscemi meglio, eh sì, anche parlare da solo mi hanno aiutato a rimanere lucido e completare questo mini percorso che mi ha portato fin qua. Ora comunque il mio viaggio cambia. Non c'è più una stella ad illuminarmi la strada. Sono partito esaltando l'incertezza. Ora andrò avanti completamente al buio. Pensando di raggiungere la prossima città e basta, quando sarà ora di tornare vorrà dire che sarò pronto di iniziare una nuova avventura. Ci si sente a Buenos Aires. Siempre Buena Onda.
sabato 6 agosto 2016
Si riparte!
Pensandoci bene non avrei potuto trovare titolo migliore a questo blog. "Che ve lo dico a fare" Quasi volessi, in un'unica risposta, replicare alla fatidica domanda "perché?" Di risposte in realtà ce ne sarebbero mille, ma continuo a pensarla allo stesso modo dal giorno in cui sono salito su quel volo diretto a Quito.
Mi sono sempre definito un fatalista. Tutto accade perché deve accadere. Chiamatelo destino, chiamatelo karma, chiamatelo provvidenza divina, chiamatelo un po come volete, ma è così. Come ho accennato nell'ultimo post ho avuto il primo inconveniente dopo quasi due mesi. Evidentemente sulla mia strada ho incontrato la persona sbagliata, ma poco male, non è certo un episodio che mi farà cambiare idea su questo paese meraviglioso, fatto di gente meravigliosa. Sicuramente quando avrà aperto il mio zaino di cose di valore per lui non ne avrà trovate molte. Probabilmente solo il passaporto. Per me ha significato dieci giorni a Lima, mai dirò "perdita di tempo", che mi sono serviti per rimettere un po insieme le idee, fare lunghe camminate, scrivere un po su tutto e consacrarmi ormai come abitante di questo nuovo, per me, continente che ho sempre sognato. Fortunatamente avervi rotto i cosiddetti tra blog, Facebook, Instagram ecc mi ha permesso di salvare una piccola parte di foto e video, il resto me lo porterò nella mia memoria, con avidità e con buona pace vostra.
Dieci giorni in cui ho cercato i migliori punti della città. L'ex quartiere bohémien Barranco, le vie più nascoste attorno a Plaza Armas, l'appuntamento fisso col pranzo del Mercado Central, il mirador più alto del Cerro San Cristobal, i quartieri poveri e colorati della periferia e quello dei pescatori de La Punta.
In più sono capitato nei giorni della festa dell'indipendenza. Cosa che per la loro salute dovrebbero prolungare da due giorni a due mesi. Zero traffico, parchi puliti, tutti a piedi e in bici, musei gratis, fiere gastronomiche e mostre d'artigianato locale. Aggiungo pure che per un non ben chiaro allineamento stellare per qualche ora il cielo è diventato limpido come quello sulle Ande! Quindi, tra tutto, direi che il simpatico tipo di Ica ha scelto forse il momento migliore!
Se la mia prima sosta nella capitale mi aveva sorpreso e fatto tornare quasi alla "normalità" della vita occidentale, questa più lunga mi ha di nuovo messo alla prova. Il richiamo al consumismo e alla globalizzazione diventa quasi un fatto di adattamento quando vieni catapultato in una realtà da grande città, ti rendi conto che stanno diventando tutte uguali, la gente sta diventando tutta uguale, stressata, sempre di corsa, diffidente e soprattutto triste. Certo, ho dovuto a abituarmi, come vi dicevo prima ho cercato i posti migliori e più autentici, ma ho anche capito che non è quello che voglio in questo momento.
Giovedì mattina mi sono svegliato, una pioggia autunnale mi fatto compagnia durante la colazione e poi, incredibilmente ho ricevuto la mail che stavo aspettando, in mezz'ora ho raggiunto l'ambasciata e a mezzogiorno avevo di nuovo il mio passaporto. Seconda tappa all'ufficio immigrazione e anche il visto. La prima cosa che ho fatto? Ovviamente prenotare il pullman per Cuzco! Domenica riparto finalmente, 21 ore di viaggio e arriverò nella capitale Inca. A parte la tappa fissa per eccellenza di Machu Picchu voglio godermi ogni singolo momento in uno dei posti più incredibili del mondo!
Mi sono sempre definito un fatalista. Tutto accade perché deve accadere. Chiamatelo destino, chiamatelo karma, chiamatelo provvidenza divina, chiamatelo un po come volete, ma è così. Come ho accennato nell'ultimo post ho avuto il primo inconveniente dopo quasi due mesi. Evidentemente sulla mia strada ho incontrato la persona sbagliata, ma poco male, non è certo un episodio che mi farà cambiare idea su questo paese meraviglioso, fatto di gente meravigliosa. Sicuramente quando avrà aperto il mio zaino di cose di valore per lui non ne avrà trovate molte. Probabilmente solo il passaporto. Per me ha significato dieci giorni a Lima, mai dirò "perdita di tempo", che mi sono serviti per rimettere un po insieme le idee, fare lunghe camminate, scrivere un po su tutto e consacrarmi ormai come abitante di questo nuovo, per me, continente che ho sempre sognato. Fortunatamente avervi rotto i cosiddetti tra blog, Facebook, Instagram ecc mi ha permesso di salvare una piccola parte di foto e video, il resto me lo porterò nella mia memoria, con avidità e con buona pace vostra.
Dieci giorni in cui ho cercato i migliori punti della città. L'ex quartiere bohémien Barranco, le vie più nascoste attorno a Plaza Armas, l'appuntamento fisso col pranzo del Mercado Central, il mirador più alto del Cerro San Cristobal, i quartieri poveri e colorati della periferia e quello dei pescatori de La Punta.
In più sono capitato nei giorni della festa dell'indipendenza. Cosa che per la loro salute dovrebbero prolungare da due giorni a due mesi. Zero traffico, parchi puliti, tutti a piedi e in bici, musei gratis, fiere gastronomiche e mostre d'artigianato locale. Aggiungo pure che per un non ben chiaro allineamento stellare per qualche ora il cielo è diventato limpido come quello sulle Ande! Quindi, tra tutto, direi che il simpatico tipo di Ica ha scelto forse il momento migliore!
Se la mia prima sosta nella capitale mi aveva sorpreso e fatto tornare quasi alla "normalità" della vita occidentale, questa più lunga mi ha di nuovo messo alla prova. Il richiamo al consumismo e alla globalizzazione diventa quasi un fatto di adattamento quando vieni catapultato in una realtà da grande città, ti rendi conto che stanno diventando tutte uguali, la gente sta diventando tutta uguale, stressata, sempre di corsa, diffidente e soprattutto triste. Certo, ho dovuto a abituarmi, come vi dicevo prima ho cercato i posti migliori e più autentici, ma ho anche capito che non è quello che voglio in questo momento.
Giovedì mattina mi sono svegliato, una pioggia autunnale mi fatto compagnia durante la colazione e poi, incredibilmente ho ricevuto la mail che stavo aspettando, in mezz'ora ho raggiunto l'ambasciata e a mezzogiorno avevo di nuovo il mio passaporto. Seconda tappa all'ufficio immigrazione e anche il visto. La prima cosa che ho fatto? Ovviamente prenotare il pullman per Cuzco! Domenica riparto finalmente, 21 ore di viaggio e arriverò nella capitale Inca. A parte la tappa fissa per eccellenza di Machu Picchu voglio godermi ogni singolo momento in uno dei posti più incredibili del mondo!
venerdì 1 luglio 2016
Sunset
Mancora, sono da poco passate le 6, alla radio passa una cover di "stand by me" dei Beatles riproposta con una voce che ricorda Tracy Chapman, sta arrivando quello che è il momento più emozionante di questi miei primi giorni in Perù, il tramonto. Ci si trova tutti la sera vicino ad un fuoco creato per questo rito, si guarda verso il mare, i colori si uniscono in unica gamma che va dal giallo più intenso al viola che annuncia la notte. Ognuno lo fa a modo suo, c'è chi parla, chi suona una chitarra, chi beve una birra, chi fuma o chi semplicemente fissa l'orizzonte in silenzio. Io penso a 1000 cose, a quello che ho lasciato dietro di me, ma soprattutto a quello che mi aspetta nei prossimi giorni. Domani raggiungo Trujillo, il mio è un futuro prossimo, il Perù è enorme e quello che mi aspetta neanche Dio lo sa. Per ora i 4 giorni di Mancora sono bastati per godere di uno spettacolo naturale che spesso ci dimentichiamo che esista, ma che tutte le volte che lo vedo mi toglie le parole per qualche minuto, mi fa riflettere e mi fa sentire così fortunato. Statemi bene eh! Che qua è un paradiso!
domenica 19 giugno 2016
Pian piano
Rieccoci. Sono appena passate 2 settimane ed ora mi trovo a Cuenca. Dopo Quito mi sono spostato a Banos de Agua Santa e poi ho optato per un'altra big city! Non che io abbia così tanta familiarità col mondo animale ma penso di immedesimarmi in un serpente che sta cambiando pelle. Me lo sto sentendo dentro, ogni giorno sento che sta cambiando qualcosa. Pian piano eh! Ogni giorno inizio a prendere sempre più coscienza di quello a cui sto andando incontro. Cioè il nulla!! Inizio a capire quanto è bello alzarsi la mattina ed essere padroni del proprio destino, programmare la giornata e basta!! Mi è venuta voglia di scrivere queste parole perché oggi nel giro di qualche ora ho cambiato 5 prossime mete!! Loja, Guayaquil, Montanita, Vilcabamba e rimanere ancora in Ecuador o andare già in Perù, precisamente a Mancora?? Io per indole sono un solitario, per di più decisamente timido, però vedo che, sempre pian piano, inizio a buttarmi con i miei compagni di viaggio occasionali. Ed è proprio parlando con un signore Canadese che ho deciso la mia prossima tappa, 2 notti a Guayaquil per poi raggiungere la costa a Montanita! È questo che cercavo, essere padrone del mio destino, ma essere consapevole che è il destino stesso a farla da padrone, non c'è nulla da fare se non accettarlo!!
mercoledì 15 giugno 2016
Musica in viaggio
Per chi mi conosce sa che per me la musica ha un valore aggiunto. Per molti so che posso sembrare malato, ma per me è fondamentale. E già che questo è uno spazio dedicato a raccontarmi ne approfitto per scassarvi un po le "pelotas". Probabilmente senza ascoltare certa musica non sarei mai partito per questo viaggio e, probabilmente, non sarei mai partito senza portarmi con me la mia musica. Intendiamoci, non passo certo tutto il giorno con gli auricolari nelle orecchie, ho la fortuna di attraversare paesi che della musica ne fanno quasi una ragione di vita. Lo senti dappertutto. Nelle strade, nelle piazze, nei bar, ad ogni ora del giorno e della notte. La musica latina mette allegria e allo stesso tempo malinconia. Se poi è suonata da artisti improvvisati ancor meglio. L'unicità di quelle melodie me le porterò dentro per sempre. Di fronte a questi suoni autentici da strada non vi sono distinzioni sociali, per quella mezz'ora siamo tutti spettatori partecipi. Ma la vita in viaggio regala molti momenti di solitudine, di riflessioni. E' qua che mi affido alla mia musica. Deve sempre , per forza, esserci una colonna sonora ad accompagnarmi negli spostamenti, nel ripensare alla giornata appena trascorsa, e perchè no, nel ricordare le persone che mi sono lasciato, almeno per ora, alle spalle. E allora lancio un appello . Lasciatevi trasportare dai suoni, leggete i testi, traduceteli. Alcuni artisti sono poeti moderni. Immedesimatevi nelle parole e fatevi gonfiare l'anima col suono di una chitarra. Per questo post vi inserisco una canzone dei Morcheeba che mi fece ascoltare una ragazza boliviana in un viaggio di anni fa in un'isola quasi sconosciuta dei Caraibi, una canzone che mi ha segnato e che mi porto dietro da quel giorno.
Se vi va cercate la mia playlist su Spotify, paolo.sani.86 "on the run".
STAY TUNED!!
Se vi va cercate la mia playlist su Spotify, paolo.sani.86 "on the run".
STAY TUNED!!
domenica 5 giugno 2016
PARTENZA
Beh ormai ci siamo. Poche ore e i miei genitori mi passeranno a prendere per portarmi all'aeroporto Caselle di Torino. Sono le due di notte di lunedì 6 giugno e l'eccitazione della partenza non mi lascia dormire. Sono stati giorni intensi di arrivederci, ho cercato di salutare tutti, ma son sicuro di essermi dimenticato qualcuno. Pace. Questa notte l'ho dedicata alla preparazione del mio zaino che sarà il mio compagno di viaggio nei prossimi mesi. Ho cercato di portare con me lo stretto indispensabile perchè in fondo è la mia schiena che dovrà sopportarlo per tutto questo tempo! Credo che nell'affrontare un'avventura del genere ci voglia veramente tanto zen. E so che ci vorrà molto tempo tempo affinchè trovi quella tranquillità che mi permetta di affrontare il futuro passo dopo passo, senza troppi sagrin, come si direbbe dalle mie parti. Zen in tutto, non posso mica diventare matto nel prevedere ogni situazione. Cerco di essere previdente, le salviette per la carta igienica dovrei averle prese! Come ci si prepara ad un viaggio ipotetico di un anno, in un continente mai sfiorato, senza saper parlare spagnolo, in solitaria, dovendo attraversare deserti, montagne sui 4000m, ghiacciai e vulcani, e senza essere il figlio di Donald Trump? Semplice, lavorando fino a 3 giorni prima della partenza e facendo tutto nelle 48 ore pre-partenza. Volete mettere quante ansie si risparmiano? Ora ho esagerato, non voglio essere la controfigura di Bear Grylls però a chi volesse provarci dopo di me consiglio sicuramente qualche giorno in più di preparazione. Ma in fondo quello che conta è solo la persona. Non si compie un atto così estremo se in fondo non si è una grandissima testa di cazzo. Non so neanche se esista come parola ma viva l'impulsività. Dovrebbe rendere lo stesso. Ammetto di essere un egoista perchè solo un egoista decide di mollare tutto per pensare solo a se stesso ed inseguire il proprio sogno. Mi auguro che con quello scriverò, con le foto e video che pubblicherò, anche solo dicendovi in che paese starò vivendo, vi farò venire voglia di partire e viaggiare. E sì, anche rosicare un po', perchè se la domanda che mi viene posta più frequente è appunto PERCHE'? La risposta sta nel titolo del blog: CHE VE LO DICO A FARE!!. Non lo so nemmeno io, per ora so solo che la ricerca di un sogno deve diventare la motivazione della mia vita. ALWAYS CHASE YOUR DREAM
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